Scoperta negli anni ’70 dal Prof. Harry Le Veen, l’ipertermia oncologica è oggi un metodo di cura per alcuni tipi di tumore conosciuta ma poco utilizzata: i risultati incoraggianti ottenuti dal Prof. Harry Le Veen che modificò le radiofrequenze in modo tale da trattare in profondità le lesioni dovute alla malattia, spinsero gli studiosi a modificarla e a renderla utilizzabile in associazione alla radioterapia ed alla chemioterapia.
L’ipertermia oncologica consiste nel riscaldare in profondità, con un macchinario capace di produrre onde radio di adeguata potenza e frequenza, arrivando a circa 42-45° C, temperatura alla quale le cellule tumorali si autodistruggono, uno o più organi malati. Non invasiva, di piuttosto semplice esecuzione e soprattutto associabile senza rischi alla chemioterapia o radioterapia, l’ipertermia è tuttavia spesso dimenticata o considerata (erroneamente) non abbastanza adeguata per numerose tipologie di tumori.
Il purtroppo sempre in aumento numero di malati di cancro però, dovrebbe spingere i ricercatori a perfezionare tale metodo ulteriormente e, soprattutto, convincere i medici ad utilizzare più spesso tale terapia che può essere di supporto alle altre terapie convenzionali.
Colpisce circa 6000 persone all’anno e ne uccide 1500: è il melanoma, il più aggressivo tumore della pelle. Dopo anni di fallimenti, pare si sia giunti ad un punto di svolta per la cura di tale malattia, e la svolta sarebbe decisiva in quanto, il corpo umano sarebbe sollecitato a reagire e a combattere contro le cellule tumorali. Come? Ma semplicemente spronando le difese immunitarie.
La molecola in grado di sollecitare le difese immunitarie di chiama “ipilimumab”, e finora pare abbia dato ottimi risultati: gli esperimenti ed i risultati ottenuti, sono stati presentati al congresso della Società Americana di Oncologia Molecolare (Asco) in corso a Chicago (Illinois).
“Mentre un vaccino stimola direttamente il sistema immunitario”, spiega il coordinatore del ramo italiano dello studio, Paolo Ascierto, dell’Istituto Nazionale Tumori ‘Pascale’ di Napoli, “questo farmaco rimuove un blocco, di conseguenza, le difese immunitarie sono scatenate senza limiti contro le cellule tumorali”.
Gli ottimi risultati ottenuti, potrebbero far ottenere il farmaco ad alcuni pazienti con la malattia allo stadio avanzato, i primi 20 a Napoli e, inoltre, si sta sperimentando lo stesso farmaco anche per la cura dei tumori al polmone ed alla prostata.