Che stare molte ore al sole fa male è ormai risaputo, ma troppo spesso dimenticato. Voglia di sole, di caldo e soprattutto di tintarella, spingono ogni anno sempre più persone, soprattutto under 35, a trascorrere diverse ore esposti al sole o, ancora peggio, a sottoporsi a sedute di lettini abbronzati e lampade solari per restare con la tintarella tutto l’anno.
Si continua a sottovalutare però l’alto rischio che l’utilizzo di tale pratiche abbronzanti comporta per la pelle e, soprattutto, l’aumento dei casi di melanoma: il dato all’allarmante è che ad essere colpiti da tumore alla pelle (melanoma), sono sempre più spesso i giovani dai 25 ai 35 anni. Ogni anno, sono 132 mila le persone che vengono colpite da melanoma, e di anno in anno la soglia di età si abbassa sempre più drasticamente; inutile quindi far affidamento al buon senso dei giovani a trascorrere poco tempo in spiaggia o recarsi sempre meno spesso nei centri abbronzanti purtroppo.
L’appello arriva dall’Aiom, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, che informa che i giovani fino a 30 anni, corrono il 75% di rischio in più di ammalarsi di melanoma con l’utilizzo dei lettini solari; risolutiva potrebbe essere un’ottima campagna informativa, voluta dall’Aiom con il supporto delle istituzioni, circa i rischi dell’utilizzo dei lettini e lampade solari. Ad oggi purtroppo, visti tali dati, nessuna campagna d’informazione e prevenzione è in atto e, il buon senso viene schiacciato dalla moda della tintarella tutto l’anno.
Spesso sottovalutati, i nei costituiscono il problema numero uno per la nostra pelle: come per tutti i casi di tumore, come per tante altre malattie, anche per quelli della pelle la prevenzione è l’unica arma per scoprire in tempo eventuali neoplasie ed intervenire con i giusti mezzi.
Un ottimo aiuto per la ricerca di nei sospetti, arriva oggi dagli ultrasuoni: questi infatti, secondo i ricercatori dell’University of Maryland School of Medicine di Baltimora, grazie all’elastografia, tecnica non invasiva che, sfruttando appunto gli ultrasuoni, sarebbe in grado di rilevare anche i più piccoli e magari meno sospetti nei. Tale tecnica si usa da qualche tempo anche per esami al seno e, la sua applicazione, al pari di un’ecografia, ha il vantaggio di riuscire ad analizzare più a fondo i tessuti molli.
Tale esame quindi, da la possibilità al dermatologo di effettuare una diagnosi precoce ed intervenire con strumenti e cure idonee.