Uniti per la Vita

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Grazie all’impegno delle Amministrazioni pubbliche, Telethon ha ottenuto un finanziamento di 400.000€, grazie ai quali la ricerca sulla distrofia muscolare ed altre malattie genetiche può continuare.
Un gesto di solidarietà che vede coinvolte Province, Comuni e Regioni d’Italia, che hanno risposto alla chiamata di solidarietà che Telethon, per mezzo del Presidente Luca di Montezemolo, ed il Presidente di Anci, Sergio Chiamparino,  hanno rivolto con una lettera gli amministratori locali, sensibilizzandoli per non far morire la ricerca.

Tra tutte, in particolare si ringraziano: la Regione Puglia, la Provincia di Roma, la Provincia di Avellino, il Comune di Samarate, il Comune di Palermo, il Comune di Milano, il Comune di Valstrona, la Provincia di Caserta, la Provincia di Trento, ed il il Celva – Consorzio enti locali Valle d’Aosta, ma molte altre sono le donazioni compiute, alcune delle quali inserite nell’albo d’oro online del 2009.
Un gesto di solidarietà che permetterà di procedere verso la scoperta di cure di malattie spesso trascurate.

Scoperta negli anni ’70 dal Prof. Harry Le Veen, l’ipertermia oncologica è oggi un metodo di cura per alcuni tipi di tumore conosciuta ma poco utilizzata: i risultati incoraggianti ottenuti dal Prof. Harry Le Veen che modificò le radiofrequenze in modo tale da trattare in profondità le lesioni dovute alla malattia, spinsero gli studiosi a modificarla e a renderla utilizzabile in associazione alla radioterapia ed alla chemioterapia.

L’ipertermia oncologica consiste nel riscaldare in profondità, con un macchinario capace di produrre onde radio di adeguata potenza e frequenza, arrivando a circa 42-45° C, temperatura alla quale le cellule tumorali si autodistruggono, uno o più organi malati. Non invasiva, di piuttosto semplice esecuzione e soprattutto associabile senza rischi alla chemioterapia o radioterapia, l’ipertermia è tuttavia spesso dimenticata o considerata (erroneamente) non abbastanza adeguata per numerose tipologie di tumori.
Il purtroppo sempre in aumento numero di malati di cancro però, dovrebbe spingere i ricercatori a perfezionare tale metodo ulteriormente e, soprattutto, convincere i medici ad utilizzare più spesso tale terapia che può essere di supporto alle altre terapie convenzionali.

Messo a punto da un gruppo di scienziati dell’Università di Tel Aviv, e che si basa su un semplice esame del sangue, è un nuovo test per diagnosticare in anticipo la sclerosi multipla, malattia che colpisce sempre più persone, soprattutto donne.
Il nuovo test, permette di diagnosticare la malattia con largo anticipo, fino a 9 anni prima, tempi che con gli attuali test diagnostici non è possibile raggiungere, ma si può diagnosticare solamente alla comparsa dei primi sintomi: lo studio pubblicato sulle pagine della rivista Neurobiology of Disease, segna una vera e propria svolta in campo scientifico.

Il test si effettua come un semplice esame del sangue, procedendo poi all’individuazione di specifici elementi, alcuni marcatori chimici, indicatori della comparsa della malattia: quando la sclerosi multipla insorge, la comunicazione normale tra i neuroni e il midollo spinale viene disturbata o interrotta, a causa dell’azione della malattia sulla mielina e, di conseguenza sugli assoni, che interferiscono con i segnali e le trasmissioni degli stessi.
I primi esperimenti sono stati effettuati su un gruppo di soldati israeliani colpiti poi dalla malattia, ed hanno studiato più di mille geni: i ricercatori sottolineano che la riuscita di tale test, permette la diagnosi precoce della malattia e quindi un tempestivo intervento medico ed un’appropriata terapia medica.

E’ stato condotto uno studio che ha coinvolto 400 mila persone proveniente da 10 differenti Paesi del vecchio Continente, che dimostra che un’alta concentrazione di vitamina B nel sangue, riduce i rischi di ammalarsi di tumore ai polmoni.
Lo studio, ha coinvolto volontari fumatori, non fumatori ed ex fumatori e, nonostante resti certo il fatto che smettere di fumare sia la soluzione migliore per evitare di ammalarsi di questo carcinoma, è stato rilevato che nei pazienti con un’alta concentrazione di vitamina B nel sangue l’incidenza di cancro ai polmoni è minore rispetto agli altri: la percentuale si attesta addirittura al 50% dei casi.

Dalle proprietà salutari riconosciute, la vitamina B resta, in questo specifico caso, un ottimo alleato per la prevenzione al cancro ai polmoni, ma, come sottolinea Panagiota Mitrou del World Cancer Research Fund, “la vitamina non sostituisce lo smettere di fumare, che rimane il miglior mezzo di prevenzione del tumore”, ed aggiunge che “questi risultati sono importanti, sia per capire il meccanismo alla base dello sviluppo del tumore sia per la prevenzione”.
La ricerca, è stata pubblicata sul Journal of the American Medical Association.

Svolta in campo dei trapianti grazie ad una brillante ricerca che ha portato ottimi risultati: sono state ricostruite in laboratorio parti del fegato idonee ad essere impiantate nel corpo umano.
La ricerca arriva dagli scienziati del Massachussets General Hospital, che hanno prima prelevato, poi ricostruito ed infine impiantato cellule di fegato su cavie: l’esperimento è andato a buon fine, pare infatti che le cellule nuove abbiano anche funzionato per qualche ora, il che lascia ben sperare che dalle ore si passi ai giorni ed al funzionamento perpetuo, ed apre le porte a nuove sperimentazioni.

La ricostruzione delle cellule, è avvenuta così: sono state estratte delle cellule di fegato da una cavia, sono state lavorate, o per meglio dire “lavate” per mantenere la sola struttura di collagene e vasi sanguini, sono state poi ripopolate di epatociti, un tipo di cellule del fegato, ed impiantate di nuovo.
Strabiliante e davvero rivoluzionario, l’esperimento, ripetuto e modificato per garantire una sopravvivenza delle cellule maggiore, metterebbe fine ad anni di liste di attesa ed a sintomi di rigetto per i pazienti che necessitano di trapianto ma, come spiega Korkut Uygun, uno degli autori dello studio, prima che partano le sperimentazioni sull’essere umano passerà ancora molto tempo e molto lavoro dovrà essere svolto affinchè si riducano al minimo le possibilità di fallimento.

Asintomatico, e di lungo decorso prima di essere individuato, il virus dell’HIV può essere trattato come una malattia “innocua” dando la possibilità al paziente, con le giuste cure, di vivere una vita del tutto normale, l’importante è che sia di diagnosticato in tempo.
Arriva dall’Università di S. Diego, in California, un nuovo test per l’HIV, più rapido di quello attuale e, inoltre, è stato adottato un nuovo metodo di comunicazione dell’esito, nel totale rispetto della privacy.

Il nuovo test consiste nell’analisi della saliva e, stando ai risultati dati dai ricercatori che l’hanno testato su circa tremila volontari, la sua attendibilità è il 23% in più rispetto al metodo tradizionale; una scoperta davvero interessante considerando che i tempi per i risultati sono in questo modo ridotti all’osso, e permettono la diagnosi precoce dell’infezione, e l’immediato intervento medico, oltre che la restrizione del contagio.
In quanto asintomatico infatti, l’HIV viene spesso diagnosticato in ritardo e poco scampo lascia ai pazienti ormai in uno stadio avanzato della malattia: inoltre, visti gli ancora troppo frequenti timori nel sottoporsi al test per i pregiudizi sociali, si è pensato di poter risolvere il problema comunicando l’esito tramite web o telefono, in assoluto anonimato.

Passi da gigante sono stati fatti negli ultimi anni in merito alle cure per l’HIV e, grazie alla continua ricerca,  alle nuove scoperte, ed ai nuovi farmaci, il virus può essere controllato e curato, l’importante è sottoporsi al test e diagnosticarlo in tempo.

tumore-al-senoNotizie incoraggianti arrivano dai ricercatori della Cleveland Clinic, in Ohio, USA: pare infatti che i risultati finora ottenuti sulla cavie da laboratorio del vaccino per il tumore al seno, abbiano dato ottimi risultati.
Il cancro al seno è la neoplasia più diffusa tra le donne, e questo vaccino potrebbe essere in grado di immunizzarle; la sperimentazione sulle cavie, ha evidenziato una notevole diminuzione di sviluppo di tale neoplasia, tanto da consentire la sperimentazione anche sull’essere umano, a partire dal prossimo anno.

Le candidate ideali per testare il vaccino, come quelle che devono assolutamente sottoporsi ad esami di prevenzione, sono donne con più di quarant’anni, con familiarità al cancro; troppo presto per sapere gli effetti collaterali del vaccino purtroppo, ma dai test eseguiti sinora, è stato evidenziato un problema con le donne in gravidanza, in quanto il vaccino potrebbe incidere negativamente sulla produzione di latte materno.

Sicuro il via al test per questo vaccino che qualora, come si spera, funzioni davvero, potrebbe essere davvero la svolta scientifica che rivoluzionerà tutto.

Colpisce circa 6000 persone all’anno e ne uccide 1500: è il melanoma, il più aggressivo tumore della pelle. Dopo anni di fallimenti, pare si sia giunti ad un punto di svolta per la cura di tale malattia, e la svolta sarebbe decisiva in quanto, il corpo umano sarebbe sollecitato a reagire e a combattere contro le cellule tumorali. Come? Ma semplicemente spronando le difese immunitarie.

La molecola in grado di sollecitare le difese immunitarie di chiama “ipilimumab”, e finora pare abbia dato ottimi risultati: gli esperimenti ed i risultati ottenuti, sono stati presentati al congresso della Società Americana di Oncologia Molecolare (Asco) in corso a Chicago (Illinois).
“Mentre un vaccino stimola direttamente il sistema immunitario”, spiega il coordinatore del ramo italiano dello studio, Paolo Ascierto, dell’Istituto Nazionale Tumori ‘Pascale’ di Napoli, “questo farmaco rimuove un blocco, di conseguenza, le difese immunitarie sono scatenate senza limiti contro le cellule tumorali”.
Gli ottimi risultati ottenuti, potrebbero far ottenere il farmaco ad alcuni pazienti con la malattia allo stadio avanzato, i primi 20 a Napoli e, inoltre, si sta sperimentando lo stesso farmaco anche per la cura dei tumori al polmone ed alla prostata.

Importanti i successi riportati grazie alle cellule staminali: gli ultimi due hanno riportato dati incoraggianti che, probabilmente, a breve permetteranno l’avvio della sperimentazione anche su cavie umane.
La prima ricerca parte dalla Keio University di Tokyo, che ha studiato gli effetti delle cellule staminali prelevate da un sacco amniotico ed impiegate per ricostruire un cuore colpito da infarto: sorprendenti i risultati che si attestano addirittura sul 39% relativo al miglioramento della funzionalità cardiaca dopo 2 settimane dall’impianto, al 33% relativo al tessuto cardiaco ottenuto che batteva spontaneamente e, infine, al 20% relativo alla diminuzione dell’area del cuore danneggiata dall’infarto.

Il sacco amniotico, che viene considerato purtroppo uno scarto, ha permesso la ricostruzione di un cuore danneggiato dall’infarto senza alcuna conseguenza spiacevole e/o rigetto nelle cavie, in quanto le cellule staminali non richiedono un riconoscimento da parte del sistema immunitario.
L’altra ricerca sorprendente invece arriva dall’università della California a Irvine, dove per la prima volta è stata creata una retina: composta da 8 strati, il metodo per ricostruirla consistente nel creare un microscopico sistema con diverse zone in cui verranno impiantate le cellule. Sorprendenti i risultati sinora ottenuti sulle cavie da laboratorio, e se non ci saranno ulteriori problemi si potrebbe a breve partire con la sperimentazione anche sull’uomo.
Grossi risultati quindi, si spera solo che l’utilizzo delle cellule staminali nelle cure venga presto accolto come sistema sostitutivo di cura ma che, soprattutto, s’inizi a non buttare via (letteralmente) cellule embrionali dopo il parto.